Nel mio “Per lanciarsi dalle stelle“, Samanta è un’adolescente in lotta col mondo, con paure e insicurezze che la tengono inchiodata a una vita che non desidera. Ma di cosa hanno paura i ragazzi di oggi? 

In questi primi giorni di ritorno a scuola, ho pensato di porre questa domanda al Prof. che tutti noi vorremmo (o avremmo voluto) avere:  Enrico Galiano, autore di “Tutta la vita che vuoi” (Garzanti, 2018), ci parla di ciò che spaventa di più i giovani come la nostra Samanta e di cosa avrebbero bisogno per trovare il coraggio di scendere in campo e affrontare la vita. 

 

Le paure dei ragazzi di oggi sono da un lato le stesse dei ragazzi di ieri, solo con una forma e un’intensità diverse, dall’altro sono nuove, inedite. Una di quelle più forti è quella di non deludere: i genitori, prima di tutto, ma in genere tutte le persone a cui vogliono bene. A causa di questa paura moti ragazzi prendono strade che non sono le loro, dicono sì quando vorrebbero tanto dire no, sono disposti addirittura a indossare maschere che non li rappresentano. Credo che ci siano sui ragazzi pressioni molto forti dall’esterno, forse perché facciamo meno figli investiamo molte più aspettative in loro, non lo so, ma quello che so è che i ragazzi percepiscono queste aspettative e farebbero di tutto per far sì che non vengano deluse, perfino rinunciare a una parte di sé. Ovvio che sto facendo un discorso generale, che ci sono le eccezioni, ma questa è sicuramente una paura che accomuna moltissimi giovani che ho conosciuto.

Un’altra paura sicuramente presente nelle loro vite è quella del futuro, anzi non so nemmeno se si può definire paura, in quanto moltissimi ragazzi sono praticamente già convinti che sarà duro, difficile, insomma lo vedono più come una minaccia che come una promessa. Da qui la propensione a prolungare il più possibile gli anni delle giovinezza, il momento in cui indossare scarpe e pantaloncini ed entrare in campo, tanto che alla fine molti ragazzi quasi preferiscono starsene in panchina a guardare piuttosto che partecipare attivamente al gioco. Contro questa paura cerco di combattere tutti i giorni, sia con quello che scrivo che con il mio lavoro in classe. I ragazzi hanno fame di esempi positivi. Non è vero che detestano il mondo degli adulti in generale, detestano alcune caratteristiche del mondo degli adulti, quali l’incoerenza prima di tutto, la mancanza di principi, l’assenza di sogni e prospettive. Quando però si imbattono in un esempio di adulto che ancora crede nei propri sogni, che è alla ricerca di qualcosa, e soprattutto che non si nasconde dietro il falso mito della perfezione e dell’assenza di macchie, ci si attaccano con un adesivo a doppia colla.

Sì, più che di tanti discorsi i ragazzi sentono il bisogno di esempi di vita di persone che, di fronte al baratro di una grande paura, hanno deciso lo stesso di provare a saltare: che poi siano riusciti ad arrivare davvero dall’altra parte forse conta solo relativamente. L’importante è che abbiano ancora scritto in faccia quel coraggio che ha fatto loro staccare i piedi da terra.

 

Enrico Galiano è nato a Pordenone nel 1977. Insegnante in una scuola di periferia, ha creato la famosissima webserie “Cose da prof”. Ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof.it. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Per Garzanti ha scritto: “Eppure cadiamo felici” e “Tutta la vita che vuoi“.