La paura, ormai lo sapete, è l’elemento centrale del mio ultimo romanzo, oltre che della mia vita. La storia di Sole ci insegna che dobbiamo conoscere le nostre paure prima di provare ad affrontarle. E il ventaglio delle paure è potenzialmente infinito. Così ho chiesto ad alcuni amici scrittori di aiutarmi ad affrontare la questione da diverse angolazioni e di parlarmi proprio di lei, della paura, declinandola secondo la propria sensibilità, esperienza, e/o anche attraverso le proprie opere. 

Oggi Roberta Marasco, autrice di “Lezioni di disegno” (Fabbri, 2018) nonché “femminista alle prese con il rosa”, come lei stessa si autodefinisce nel suo seguitissimo blog Rosapercaso, ci parla di donne e paura. Anzi, di più. Ci regala questa profonda e interessante riflessione sulla violenza di genere e su come la paura ne sia l’elemento fondante.  

“La paura non sempre paralizza – dice Roberta –, a volte ti permette di andare avanti, di resistere, di non sentire il dolore e non vedere quello che sei diventata. Finché non prende il tuo posto e la paura sei tu.”

E allora che si fa?

Ecco la risposta di Roberta.

 


 

«Non è il dolore il problema, quello non lo senti neanche. La paura cancella tutto il resto.»

Sono le parole di una donna picchiata dal marito per anni, precise e realistiche in modo raggelante. Quando si parla di violenza di genere si tende a parlare quasi sempre del dopo: i lividi mascherati a stento sotto il trucco, le menzogne raccontate in ospedale, le denunce, le difficoltà incontrate da una vittima che finisce sotto accusa… Non si parla mai abbastanza del prima.

E il prima è fatto soprattutto di paura.

«Il pomeriggio andavo ai giardini con mio figlio e stavamo così bene, ridevamo e scherzavamo. Poi tornavamo a casa e a mano a mano che ci avvicinavamo al portone sentivo un peso sul petto e smettevo di sorridere, perché sapevo che mio marito sarebbe stato di cattivo umore e si sarebbe arrabbiato perché arrivavo tardi o perché non avevo comprato qualcosa o perché non gli piaceva come ero vestita. E avremmo smesso di essere allegri.»

La paura a volte per le donne è quello sforzo costante per tenere insieme i pezzi che unisce il mattino alla sera. È quel desiderio di continuare a volersi bene, nonostante tutto. È la paura delle cose che si rompono e non si possono più aggiustare, è la paura della normalità che ti scivola via dalle mani o si smaglia fra le dita come una calza rotta, è la paura di abbassare gli occhi sulle tue giornate e scoprire che non ti assomigliano, che sono diventate tanti istanti di infelicità tenuti insieme da un desiderio di felicità che non basta più.

La paura per alcune donne è l’ultimo scudo rimasto, è l’unica difesa possibile. Quando chiediamo a una vittima di violenza di trovare il coraggio e di non avere paura, le stiamo chiedendo di rinunciare all’unica protezione che le resta, all’alleata più fidata che ha. La paura non sempre paralizza, a volte ti permette di andare avanti, di resistere, di non sentire il dolore e non vedere quello che sei diventata. Finché non prende il tuo posto e la paura sei tu.

Allora forse per sconfiggere la paura bisogna tradire se stesse. Forse l’unico modo per smettere di avere paura è convincersi di non meritarla, schivare i sensi di colpa, l’inadeguatezza, la medaglia della stanchezza. Smettere di cercarci nelle regole, nell’ordine, nell’illusione di una famiglia, nel senso del dovere, in una casa pulita, nella cena pronta e sì, anche nella felicità dei propri figli, fosse anche solo per restituirgliela.

A volte, proprio come in Lezioni di disegno, le donne per sconfiggere la paura hanno una sola strada: disobbedire, anche e soprattutto a se stesse.

 

Roberta Marasco

I segreti di una madre nella Barcellona degli anni Settanta, una figlia alla ricerca della verità: Lezioni di disegno (Fabbri editore) è il nuovo romanzo di Roberta Marasco, scrittrice e traduttrice.
Con il suo blog Rosapercaso, dedicato al femminismo rosa, Roberta invita le donne a liberarsi della “Sindrome dello strofinaccio” e ad affermare il proprio diritto di essere felici.